solitudine.

“Nelle discoteche, che riproducono fedelmente gli antichi effetti dei palazzi del cinema, i ballerini vanno per essere soli sulla pista, soli in mezzo alla folla, protetti dagli amplificatori a 700 Wts e dai raggi laser. La stessa osservazione sarà altresì fatta dal personale dell’assistenza sociale a proposito degli anziani o delle persone sole: “si lamentano dl loro abbandono e tuttavia ripugna loro vedere o essere visti dalla gente e instaurarne un contatto diretto con le persone fisiche; preferiscono usare il telefono e fare le loro confidenze a quelle che chiamano le orecchie artificiali”.
(Paul Virilio - Estetica della sparizione)
Il regime di finzione nel quale siamo immersi fino oltre la testa rende soli, sempre più soli. Forse perché dà ad ognuno la possibilità di vivere il proprio mondo, un mondo/sogno alternativo, una seconda natura individuale, creata su misura.
Con questo, probabilmente sconclusionato, ragionamento do il via al mio primo vero e grande progetto personale, un progetto che tratterà di finzione e realtà, di illusione e solitudine. Non ha ancora un nome, come un bambino che deve ancora nascere, ma già sta sviluppando una sua identità, una sua voglia di espandersi nel mondo.
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Vedi allora che l’idea di realizzare un secondo episodio di Highwaynauts in discoteca non era così sbagliata?
The darkness out there…