being a cartoonist

Mi è stata indicata tempo fa da un mio amico, Matteo, questa interessantissima intervista con Chris Ware, che vale assolutamente la pena di essere guardata per intero (è in francese/inglese):

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Some time ago a friend of mine, Matteo, showed me this great interview with the master Chris Ware on youtube, definitely worth watching!

Da qualche parte nell’intervista (penso nella terza parte) c’è una frase che mi ha fatto molto pensare… Chris Ware dice “there’s a long history of depression in comics” ovvero ci sono un sacco di depressi in ambito fumettistico. Mi ha fatto pensare perché è noto che molti dei grandi autori di fumetto sono noti per essere stati afflitti da varie forme di depressione.

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Somewhere, in the middle of the interview Chris Ware says one thing that really made me think… he says: “there’s a long history of depression in comics”. And thinking about it, it seems to be pretty much the truth. There’s a lot of famous comic artists fallen into depression (or other forms of mental disorders).

trondheim depressione

Ne parla anche Trondheim nel suo fumetto autobiografico Desœvré (qui sopra una vignetta della versione in inglese apparsa su Mome) in cui ad uncerto punto fa una lista di tutti i grandi nomi del fumetto francese (e non) finiti male, cito: “Franquin (depresso). Lelong, Degotte, suicidati. Carl Barks, esaurito nel 1969, non fece altri fumetti per i restanti sui 40 anni di vita. Gotlib, arresto totale. Macherot M.I.A. per vent’anni (non ho la minima idea cosa sia “M.I.A.” ndt), Fred, non sta molto bene. Masse, disperso nel sud della Francia. Gli unici che sono scampati sono quelli che sono morti prima”.
Un quadro non del tutto rassicurante… mi viene da chiedermi: ma è la professione di fumettista ad esaurire le persone, o sono le persone esaurite ad essere fatalmente attratte dal fumetto? È forse il fumetto il linguaggio ideale per individui che si muovono sulla sottile linea che divide la sanità dalla pazzia?

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Also Lewis Trondheim talks about it in his autobiographical book Desœvré (you can see a panel from it here above) serialized in the USA on Mome (Fantagraphics). At one point in the story he makes a list of some famous names (mostly French ones) who have burned out, I quote: “Franquin, depressed. Lelong, Degotte, killed themselves. Carl Barks, burned out in 1969 and never did another comic in his remaining 40 years. Gotlib, complete stop. Macherot, M.I.A. for 20 years. Fred, not doing so well. Masse… lost in the south of France. The only ones who avoided it are the ones who died before the rot set in.”
It’s nt what you’d call a reassuring picture, is it? It makes me wonder: is it the profession that makes people go crazy at one point, or is it that crazy people are attracted by comics? It it maybe that the language of comics is the ideal way for people who walk on the border betweem sanity and insanity to express themselves?

This entry was posted on Thursday, March 15th, 2007 at 6:28 am and is filed under Archive. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.

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5 Comments

  1. Teolo says:

    Ihihih a me fa morire anche quand dice che il tempo nella vita del fumettista passa velocissimo…tu continui a disegnare e poi scopri che i tuoi amici sono sposati oppure morti (c’è differenza?)…e che c’è qualcosa di insano nello stare tutto il giorno a disegnare mentre fuori sembra che le persone abbiano una vita e si divertano…e tu di dimentichi come si fa a divertirsi.

    Io credo che ci sia una particolare predisposizione ad un certo tipo di inclinazione psicologica facendo certe cose…se ci pensi già da bambino sei visto diversamente…quando magari stai un intero pomeriggio a colorare o disegnare mentre gli altri giocano fuori…o a scuola dove è pieno di gente che si spacca la faccia ogni sera si diverte un casino conosce un sacco di ragazze ed è super rispettato nella scuola…e tu sei quello un pò sfigato che ha paura di cosa pensano gli altri…le solite cose insomma…solo che poi butti fuori tutto in qualche modo. Ti ricrei un mondo dove tu sei importante, dove sei colui che crea, c’è davvero qualcosa di patologico nel sostituirsi ad un creatore secondo me, sia che si faccia fumetto o si scrivano saghe epiche su elfi e nani o andoridi semibiologici. Ed è lampante come si cada in depressione quando ti accorgi che il mondo che ti sei creato, la tua visione, il tuo stile non piace nemmeno a te e ti senti di far schifo…voglio dire se un qualsiasi dio si sentisse di aver fatto un lavoro di merda (ed effettivamente non è che siamo venuti fuori molto bene) non credo che si sentirebbe a suo agio…e forse ecco spiegate le catastrofi naturali…è un pò accartocciare fogli e lanciarli nel cestino ;)

    Ah grazie per il linkaggio ;)

    ... on July March 15th, 2007
  2. Hannes Pasqualini says:

    Beh si, disegnare è un modo per vivere la propria diversità per molti, quando si è ragazzi. Quello che però è assurdo è il fatto che in teoria cominci a disegnare perché ti fa andara avanti, perché è quello che ti permette di sopravvivere… e poi può diventare una cosa insopportabile, tanto che uno smette completamente.
    ps: you’re welcome per il linkaggio… hehe

    ... on July March 15th, 2007
  3. Teolo says:

    si è veramente paradossale. Forse è profondamente sbagliato in sè…mmm…

    ... on July March 17th, 2007
  4. Vecio says:

    Uhmm… però se ci fai caso, in tutti glia ambiti di creazione artistica, non solo nel fumetto la depressione o atteggiamenti border line hanno territorio più fertile… (anche attori, musicisti che in fatto di popolarità non soffrono delle pene del fumettaro…)

    IMHO è una questione di ipersensibilità… cioè la stessa sensibilità, empatia, che rende l’artista capace di sentire ed esprimere in maniera speciale realtà, umori e sentimenti - suoi e/o che lo circondano- lo espone, come rovescio della medaglia, a pagare un prezzo psicologico che si può tradurre in semplici bizzarie comportamentali (da cui i luoghi comnuni sugli artisti) o anche in più pesanti abusi di alcool, farmaci, droghe e/o problemi psicologici come manie e depressioni.

    Beh… comunque mica tutti eh? Ora vado, l’omino viola sul frigorifero mi chiama.

    ... on July March 29th, 2007
  5. Hannes Pasqualini says:

    si certo… però forse il fumetto è anche peggio… come dice Crhsi Ware, passi ore e ore chiuso in una stanza a disegnare sempre le stesse cose, mentre gli altri sono fuori a vivere le loro vite… il tempo passa e manco te n’acorgi… ma intanto passa inesorabilmente…

    ... on July March 29th, 2007

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